
Quando una persona vive un disturbo alimentare, spesso non deve affrontare soltanto la propria sofferenza, ma anche il senso di solitudine che può crescere lentamente intorno ad essa. Ci si può sentire lontani dagli altri, anche quando gli altri sono presenti. Si può avere la sensazione di non essere compresi, di essere diversi, di dover nascondere una parte di sé per paura di essere giudicati o di diventare un peso.
A volte la solitudine diventa quasi una protezione: ci si allontana prima che siano gli altri ad allontanarsi, si smette di parlare di ciò che fa male, si sorride per non far preoccupare nessuno. E così, giorno dopo giorno, si può arrivare a sentirsi invisibili.
“Mi sentivo come se ci fosse una parte di me che nessuno avrebbe mai potuto capire. Poi una mia amica mi ha detto che non aveva bisogno di capire tutto per starmi accanto. Aveva solo bisogno di sapere che stavo male.”
Avere accanto una persona che non giudica, che sa ascoltare e che rimane presente anche nei momenti più difficili può diventare una forma di sostegno preziosa. Un’amicizia non può sostituire un percorso terapeutico, ma può ricordare alla persona che non è sola e che il disturbo non definisce chi è.
Un’altra delle nostre ospiti: “Mi sono accorta che più cercavo di nascondere quello che mi stava succedendo, più mi allontanavo dalle persone a cui volevo bene. Avevo paura che, se avessero saputo, mi avrebbero vista soltanto come il mio disturbo”.
Il tema della solitudine è spesso frequente in chi soffre di questo disturbo.
“In questi anni un’amica importante è stata quella che non cercava di ‘aggiustarmi’. Lei rimaneva con me, anche quando non sapevo cosa dire. Mi ha fatto capire che potevo essere fragile senza essere un peso.”
Lasciare spazio alla vulnerabilità. Tutto qui.
Le ospiti e l’équipe di In Volo




