I falsi miti sui disturbi alimentari

Quando si parla di disturbi alimentari, spesso si sentono espressioni che sembrano innocue, ma che in realtà possono ferire profondamente chi ne soffre. Questo accade perché, ancora oggi, questi disturbi vengono fraintesi e ridotti a questioni di cibo, peso o forza di volontà, quando invece sono condizioni complesse che coinvolgono la mente, le emozioni e il rapporto con sé stessi.

Uno dei miti più diffusi è che “basterebbe mangiare“. Se fosse davvero così semplice, nessuno continuerebbe a soffrire. Un disturbo alimentare non è una scelta e non si risolve con un atto di volontà. Dietro un piatto rifiutato o un’abbuffata ci sono spesso paura, ansia, senso di colpa, bisogno di controllo o un dolore difficile da esprimere a parole.

Un altro luogo comune è pensare che “sia solo una fase“. “Quante volte io e i miei genitori ci siamo sentiti dire questo da persone estranee… È vero che molte persone sviluppano un disturbo alimentare durante l’adolescenza o in momenti di cambiamento, ma questo non significa che passi da solo. Senza un adeguato supporto, può diventare sempre più radicato e compromettere la salute fisica e psicologica. Lo vedo su di me

“Spesso si pensa anche che chi soffre cerchi solo attenzione. La verità è che molte persone fanno di tutto per nascondere il proprio disagio. Provano vergogna, paura di essere giudicate o di non essere comprese. Chiedere aiuto richiede un coraggio enorme così come affrontare un percorso complesso e tortuoso.”

Parlare correttamente dei disturbi alimentari significa andare oltre gli stereotipi. Significa sostituire il giudizio con l’ascolto, i consigli facili con l’empatia e i pregiudizi con la consapevolezza. Perché dietro ogni disturbo alimentare non c’è una mancanza di volontà, ma una persona che sta cercando, nel modo che conosce, di sopravvivere a un dolore che merita di essere visto e accolto.

Le ospiti e l’équipe di In Volo