“Testimonianze di rinascita femminile”: in un bel libro sulle comunità CEIS la storia di Federica

Un viaggio autentico nelle comunità del CEIS, dove la giornalista Valentina Reggiani raccoglie le voci di giovani donne in cerca di rinascita, tra cui una ospite di In Volo

“Il disagio giovanile. Testimonianze di rinascita femminile” è il libro della giornalista Valentina Reggiani che è entrata nelle comunità del CEIS per raccontare dall’interno le storie di ragazze che cercano una via per ritrovare sé stessi. Un viaggio tra fragilità, sofferenza e, soprattutto, possibilità di rinascita. Tra le voci che popolano queste pagine, c’è anche quella di una nostra ospite di In Volo. Di seguito, una sintesi di questa testimonianza autentica e preziosa, che racconta un pezzo del percorso vissuto all’interno della nostra struttura.

 

La storia di Federica

Guardarsi allo specchio e non riconoscersi. Lasciarsi morire di fame per chiudere un buco più grande. Accarezzarsi le ossa. Trovarne conforto, riparo. Tagliuzzare in migliaia di quadretti il cibo, deglutendo lentamente sperando che pian piano scompaia da solo dal piatto. Costringersi a ore di estenuante attività fisica. A terra, con i gomiti consumati sul pavimento freddo. Nutrendosi d’aria, covando dolore, cercando via via di scomparire come cenere al vento.

L’esordio è sempre più precoce. In Italia circa 3,5 milioni di persone soffrono di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione: il 90% sono donne, anche se aumenta il numero dei maschi. sono il 20% nella fascia di età 12-17 anni. Secondo l’ultima indagine dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l’Osservatorio Nazionale sui Disturbi del Comportamento Alimentare (O.N.D.C.A.), i DNA colpiscono prevalentemente adolescenti e giovani adulti, con una maggiore prevalenza tra le donne rispetto agli uomini, appunto.

Secondo le stime il 3-4% delle adolescenti e giovani adulte italiane sono affette da un disturbo dell’alimentazione, anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da binge eating, ecc. Via via la necessità di inserire i pazienti nell’ambito di percorsi strutturati, multidisciplinari si è fatta più forte; proprio per questo il CEIS e, in particolare, Padre Giuliano Stenico, sono scesi in campo per fornire alle persone con disturbi che rientrano nella sfera del comportamento alimentare strutture e percorsi dedicati. Oggi, nella prima periferia di Parma sorge un centro, In Volo. Innovativo, che sposa sul piano della diagnosi e del trattamento l’approccio multidisciplinare integrato previsto dalle Linee Guida nazionali ed internazionali con, riguardo l’alimentazione, la “Riabilitazione Psico-nutrizionale Progressiva”. La struttura, residenziale e semi-resindenziale, accoglie ragazze, quasi tutte minorenni inviate dai servizi sanitari…

“…Sono entrata in comunità a marzo del 2021, nel post Covid. Ho iniziato a mangiare sempre meno e a camminare di più. Ancora mi ricordo quando, ad ottobre dello stesso anno, ho perso i sensi, stremata. Ad accorgersi che mangiavo sempre meno è stata mamma che, preoccupata, mi ha portato in ospedale. Ricordo quello da luglio a ottobre del 2021 come il periodo peggiore della mia vita: non avevo voglia di fare niente, non avevo voglia di cambiare ed ero felice perché mi vedevo sempre più magra: era l’unica cosa che mi importava e che ‘occupava’ la mia mente ogni singolo istante. La scuola era passata in secondo piano, la famiglia era passata in secondo piano, gli amici erano passati al secondo, terzo piano. Pensavo soltanto a come riuscire ad essere più magra e anche la mia attenzione, via via, perdeva colpi. Avevo ridotto le uscite al minimo e quando le mie amiche – avevo sedici anni – mi invitavano per una pizza tutte insieme io restavo a casa. Ricordo che a dicembre, in occasione del compleanno della mia migliore amica, mi sono costretta a raggiungerle e tutte hanno ordinato la cena. Tutte tranne me. Avevo gli occhi addosso, sentivo i loro sguardi e per evitare ulteriori situazioni imbarazzanti, ho smesso completamente di uscire. Ho evitato ogni occasione che prevedeva cene o aperitivi: ho eliminato tutto. Inizialmente mangiavo solo verdure o le proteine, come il pollo. Ricordo che la notte sognavo pane e nutella e mi svegliavo dal panico. Ero morsa dentro dai sensi di colpa e allora – pesando di averlo fatto davvero – vomitavo oppure facevo addominali. Era un’ossessione. Le amiche non capivano ma pensavano che fosse meglio non forzarmi; quindi restavano in silenzio ma io, dopo qualche tempo, non trovavo motivazioni così forti da convincermi ad uscire di casa. La mia vita, ormai, era quella fino a che lo psichiatra non ha deciso di inviarmi qua. Quando sono entrata ero apatica: pesavo 48 chili appena. Ricordo che era il mese di luglio e, due mesi dopo, ho ripreso ad andare a scuola ma i pasti li facevo in struttura.

I primi mesi sono stati difficili, davvero. Guardavo fuori: era estate e tutti erano in giro, a divertirsi. Io ero in comunità e pensavo soltanto a come evitare di mangiare. La mia vita eravamo io, i servizi e le altre ospiti che convivevano con il mio stesso problema. La differenza è che io, lì dentro, mi sentivo capita perché mi ero resa conto di non essere l’unica ad avere un problema. Ricordo che impiegavo un’infinità di tempo per finire i pasti ma, abitando qua, sono stata accompagnata alla vita normale perché c’era sempre qualcuno che mi aiutava a risolvere i problemi. Una volta ricordo che avevo con me i biscotti ‘baiocchi’ da mangiare a scuola nell’intervallo. Una compagna mi ha fatto notare che, ingoiandoli, avrei ingerito troppe calorie e sono rientrata in comunità piangendo. Una delle operatrici mi ha preso subito da parte, ne abbiamo parlato e sono riuscita a gestirla. Via via le cose sono cambiate: iniziavo a vedere che fuori da qui c’era vita e ho iniziato il semiresidenziale. Quando si è avvicinato Natale, però, le paure sono tornate: ci sarebbe stato tantissimo cibo e temevo che i parenti, in Puglia, non avrebbero capito e che mi avrebbero forzato. Fortunatamente non è stato così. Sono stata a In Volo sei mesi: quattro in regime residenziale e due in semiresidenziale e ricordo che, prima di quei mesi, non vi è mai stato un momento in cui mi sono accettata davvero mentre oggi mi guardo allo specchio e sono felice: mi piaccio esteticamente e come persona…”.

 

Il libro è disponibile in tutte le librerie e molte edicole delle province di Modena, Bologna e Reggio Emilia.

È inoltre in vendita presso l’editore al seguente link: https://www.artestampaedizioni.it/catalogo-cartaceo/autori/valentina-reggiani/il-disagio-giovanile/