
Una mini guida nata dall’esperienza diretta dei genitori, con il supporto degli specialisti del Coordinamento Nazionale Disturbi Alimentari.
Le parole possono ferire come lame o lenire come carezze. Lo sanno bene le famiglie che ogni giorno convivono con i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA). Da questa consapevolezza profonda e dolorosa ecco “Senti chi s-parla”, una mini guida pubblicata dal Coordinamento Nazionale Disturbi Alimentari nella sua edizione 2026, nata direttamente dai genitori dei gruppi di auto mutuo aiuto con il contributo degli specialisti del settore.

“Questa guida è nata da un dolore collettivo che abbiamo deciso di non tenere chiuso in una stanza – racconta Stefano Bertomoro, presidente del Coordinamento Nazionale Disturbi Alimentari -. Tante famiglie ci hanno confidato quanto abbiano sofferto non solo per la malattia dei loro figli, ma anche per le parole sbagliate ricevute da chi avrebbe dovuto aiutarle. Abbiamo pensato che raccogliere quelle esperienze e trasformarle in uno strumento concreto fosse il modo più efficace per renderle utili a qualcun altro”.
Non un manuale clinico né un testo accademico: “Senti chi s-parla” è la raccolta autentica di frasi realmente pronunciate – in famiglia, a scuola, negli ambulatori medici, per strada – che hanno lasciato cicatrici nelle persone malate e nei loro cari. Accanto ad esse, le parole alternative: quelle che possono aprire uno spiraglio invece di chiudere una porta.
“Perché il tempo di ascolto sia tempo di cura e le parole siano carezze”: questa la dedica che apre il volume, rivolta a tutte le famiglie che affrontano un disturbo alimentare.
La guida offre anche una sintetica ma chiara introduzione clinica. I DNA colpiscono prevalentemente persone di sesso femminile tra i 14 e i 25 anni, ma possono manifestarsi in ogni età e, seppur meno frequentemente, anche nei maschi. Anoressia nervosa, bulimia nervosa, binge eating disorder e i disturbi non altrimenti specificati (NAS) sono le forme principali: patologie serie, con gravi ripercussioni fisiche e psicologiche, che non sono né una scelta né un capriccio.
Il cuore del volume è la raccolta delle frasi che feriscono, suddivise per contesto: in famiglia, da persone comuni, a scuola, in ambiente sanitario. La lettura appare a tratti quasi sconcertante. Dai parenti che commentano il peso a tavola durante le feste, ai medici che definiscono le pazienti “viziate” o “capricciose”; dagli insegnanti che chiedono a una ragazza appena uscita da mesi di day hospital “ma non è ancora guarita?”, alle compagne di palestra che invidiano la magrezza senza sapere che stanno guardando una malattia.
Toccanti le voci dirette delle ragazze: “Non ho scelto questa patologia, lei ha scelto me”; e quella di una mamma che racconta come in ospedale alcune infermiere si chiedessero ad alta voce cosa ci facesse quella ragazza nel loro reparto.
Il volume affronta anche lo stigma del linguaggio: chiamare qualcuno “anoressica” identificando la persona con la malattia è sbagliato quanto dire che qualcuno “è il cancro”. Le ragazze soffrono di anoressia, non sono anoressiche.
La seconda parte della guida raccoglie i suggerimenti degli specialisti del Comitato Scientifico del Coordinamento, tradotti in atteggiamenti concreti per i familiari. Il messaggio centrale è chiaro: con una persona con disturbo alimentare non servono risposte istintive, né aggressività, né minimizzazione. Serve ascolto: quello vero, autentico, senza giudizio.
La guida propone anche un utile confronto tra commenti critici e commenti utili: sostituire “lo fa apposta per farmi stare male” con “questo disturbo mi fa stare male”; cambiare “ormai dice solo bugie” in “il disturbo non le permette di dire la verità”. Piccoli spostamenti di prospettiva che possono cambiare radicalmente la qualità della relazione.
“Nelle nostre parole ci deve essere sempre il seme della SPERANZA, la COMPRENSIONE e la PAZIENZA”, scrive uno degli esperti del Comitato Scientifico.
La guida celebra quindi il valore dei Gruppi AMA (Auto Mutuo Aiuto): spazi in cui genitori che vivono o hanno vissuto situazioni simili si incontrano, si riconoscono e si sostengono. “Non eravamo più soli”: questa frase ricorre nelle testimonianze come un ritornello liberatorio. I gruppi non sostituiscono le cure specialistiche, ma le affiancano con qualcosa di insostituibile, la comprensione di chi ha camminato sullo stesso sentiero.
“Quello che ci auguriamo – sottolinea Bertomoro – è che questa guida finisca nelle mani di un insegnante, di un medico di base, di uno zio che non sa come comportarsi a tavola con il nipote. Non chiediamo a nessuno di diventare uno specialista. Chiediamo solo di fermarsi un secondo prima di parlare, di scegliere le parole con lo stesso riguardo con cui si sceglie un regalo per qualcuno che si ama. Perché a volte basta davvero poco per fare la differenza, in un senso o nell’altro.»
“Senti chi s-parla” non è pensata solo per i genitori. È uno strumento utile per chiunque si trovi, anche casualmente, in relazione con una persona che soffre di un disturbo alimentare: insegnanti, medici, amici, parenti. Perché le parole — quelle sbagliate come quelle giuste — le diciamo tutti.
La guida è disponibile tramite le associazioni del Coordinamento Nazionale Disturbi Alimentari:



