
Le nuvole ci ricordano che nulla rimane uguale. Cambiano forma, colore e direzione senza mai smettere di essere parte dello stesso cielo. A volte sono leggere e lasciano passare la luce, altre volte sono dense e sembrano coprire tutto. Eppure, anche nei giorni più grigi, il cielo continua a esistere oltre di loro.
Forse anche le emozioni sono così. Ci attraversano, ci fanno sentire leggere o pesanti, serene o in tempesta. Alcune restano poco, altre sembrano non voler andare via. Ma nessuna emozione è destinata a durare per sempre, così come i momenti grigi e bui.
Guardare le nuvole significa anche imparare ad aspettare: aspettare che il vento cambi, che la luce torni, che ciò che oggi sembra immobile riprenda lentamente a muoversi. Per questo
dipingerle non è stato solo rappresentare un paesaggio, ma dare un volto ai ricordi, alla nostalgia, alla speranza e al desiderio di ritrovare un cielo in cui sentirsi, finalmente, a casa.
“Mentre dipingevo mi sembrava quasi di essere di nuovo affacciata alla finestra della mia camera. Mi sono accorta che quello che mi manca non è solo la casa, ma la sensazione di appartenere a un posto. Ho scelto di dipingere nuvole al tramonto come metafora di una giornata che finisce, arriva la luna, arriva la sera e i miei pensieri diventano più cupi. Sto però imparando qui che dopo un tramonto arriva sempre l’alba, un giorno nuovo. E allora tramonta il sole e tramontano i miei pensieri negativi.”
“Sono lontana da casa da diverso tempo. Quando qui guardo fuori dalla finestra non vedo le mie montagne, la mia neve e le mie nuvole coperte dalle vette. Voglio tornare a stare meglio per poter ritrovare la spensieratezza di ammirare le nuvole tra le mie montagne. Amavo fermarmi con il mio fratellino a guardarle e immaginare le diverse forme, ridendo insieme sulle nostre idee più bizzarre.”
“Ho scelto l’alba perché avevo bisogno di vedere un inizio. Negli ultimi tempi ho avuto spesso la sensazione di essere bloccata, invece questo cielo mi ricorda che ogni giorno ricomincia anche se non me ne accorgo. Forse anch’io sto ricominciando, anche se ancora non riesco a vedere bene dove sto andando.”
“Le nuvole sono morbide e luminose perché volevo ricordare un momento in cui mi sentivo al sicuro. Non so se quel cielo fosse davvero così, ma nel mio cuore è rimasto così. Mentre dipingevo mi sono emozionata, perché ho capito che certi ricordi fanno ancora male, ma sono anche quelli che mi ricordano chi sono oltre la malattia. Le nuvole mi hanno fatto pensare che niente resta uguale. Quando sono arrivata qui ero convinta che non sarei mai cambiata. Oggi non posso dire di stare bene, ma posso dire che non sono più la stessa persona. Forse guarire non significa smettere di avere paura, ma imparare a guardare il cielo e accettare che ogni nuvola, prima o poi, trova il vento che la porta via.”
Le ospiti e l’équipe di In Volo






